COME UN FIORE NASCE DAL CEMENTO

di Rawan Sbeiti


Il Nuovo Armenia non lo puoi definire.

Puoi dire che è uno spazio in continuo divenire, pensato e costruito da chi lo vive, che perciò non può e non vuole appartenere a nessuna categoria. Puoi dire che è uno spazio in divenire dove ha luogo l’arte dell’incontro (e la vita, amici, è l’arte dell’incontro), dove ciò che ci sembra più lontano nel tempo e sulla cartina geografica, si fa vicinissimo e attuale. Puoi pensare al Nuovo Armenia è una ventata d’aria fresca in mezzo alla frenesia e al disincanto metropolitano, che supera l’approssimazione e il conformismo culturale, pronta a stravolgere i suoi stessi confini ontologici, oltre che quelli fisici.

Ma non è sufficiente. Puoi provare allora a raccontare di quando, per la prima volta, hai partecipato a Costruire Nuovo Armenia, una domenica di fine maggio piena di sole e buoni propositi, e conoscendo Gina, Marina, Cristian e tutti gli altri hai anche conosciuto, forse per la prima volta in tutta la tua vita, che cos’è il desiderio di voler appartenere a qualcosa. Una scoperta del tutto inedita per te che non hai radici perché sei figlia di tante terre. Eppure, questo è ciò che hai sentito fin da subito: di volerti fermare in quel posto e fare parte di quella cosa lì, dove le persone creano con le loro mani e con le loro idee e lo fanno in modo del tutto disinteressato, dove prendersi cura delle cose e degli altri è talmente spontaneo che neanche ci stai a pensare. Cos’è più rivoluzionario di chi dona il proprio tempo in un mondo a cui piace pensare che sempre, ovunque e chiunque tu sia, time is money?

Puoi provare a raccontare dell’impazienza con cui ogni settimana aspettavi che arrivasse il fine settimana per andare al Nuovo Armenia, sorseggiare un negroni sbagliato e scoprire, lì sul momento e senza anticipazioni, che film avrebbero proiettato. Il Cinema al Buio non mi ha mai deluso. Ogni proiezione è stata un viaggio in luoghi che non ho mai visto e che non conosco. Un viaggio a volte scomodo e perturbante, ma mai banale. Non può che essere così: il Nuovo Armenia ti scardina i preconcetti e le idee e lo fa senza semplificare, tenendo conto della complessità e della non linearità delle storie collettive e individuali.

Ma tutto questo non è ancora sufficiente, perché questa realtà multiforme soprannominata Nuovo Armenia non si esaurisce nei miei goffi tentativi di darle forma. Ed è proprio questo il suo bello. Il Nuovo Armenia non lo puoi circoscrivere né raccontare: puoi solo viverlo.


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